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Cristo Re e il disastro della SLOI

Il quartiere, la fabbrica SLOI e la riqualificazione di Trento Nord in breve.

Cristo Re, lo storico quartiere nel centro di Trento, con le coloratissime casette che lo contraddistinguono, nasconde tanti segreti e curiosità. Prima di andare a conoscerle, però, facciamo ordine alle idee perchè c’è molto di cui parlare.

Parleremo prima della nascita del quartiere e del perchè si sviluppò, del legame con il polo industriale di Campotrentino e con la ferrovia, per poi concentrarci sulla SLOI: dall’incendio alla bonifica dei terreni che è ancora su carta.

CRISTO RE ALLE ORIGINI

Cristo Re nasce simbolicamente il 23 novembre del 1941 con la posa della prima pietra della Chiesa di quello che diventerà l’omonimo quartiere.

Un rione nato come alloggio per gli operai della SLOI e della Aeroplani Caproni Trento subito dopo la guerra, i cui confini sono stati delimitati dalla ferrovia da una parte e da Lungadige Leopardi dall’altra.

Nel corso degli anni 80, nonostante la chiusura della SLOI, il quartiere ha cominciato a crescere fondendosi al centro città fino ad arrivare ai circa 7.000 abitanti odierni.

VIA DEI FERROVIERI

Via dei Ferrovieri è senza dubbio la via più caratteristica di Cristo Re che si trova, peró, in realtà, in un rione più piccolo chiamato appunto “dei ferrovieri”. Un rione edificato prima di Cristo Re, tra il 1920 e il 1922 dalla Cooperativa dei Ferrovieri.

I ferrovieri avevano la necessità di abitare in alloggi decorosi a prezzo accessibile; dopo la concessione del terreno da parte del Comune di Trento, in soli due anni, costruirono questo quartiere. Un esempio di edilizia popolare decisamente pregevole e ancora oggi attuale, diventando ormai un quartiere molto ricercato.

Giardini nel rione dei Ferrovieri

Un quartiere che riesce a mantenere ancora il suo stile, simile ai borghi della Provenza. Le case furono costruite in parte con materiale proveniente dalla ferrovia, come binari, che spiegano la solidità delle stesse durante i bombardamenti. Ogni proprietà si sviluppa al massimo su 3 livelli, con un seminterrato e un giardino, una volta usato esclusivamente come orto.

Cristo Re si può quindi dividere in rionevecchio”, ovvero quello dei Ferrovieri a sud e rionenuovo”, quello più a nord nato invece con l’apertura della fabbrica SLOI di cui parleremo dopo. Questa divisione è ben visibile in quanto in mezzo, a tagliare in due il quartiere, c’è via Felice e Gregorio Fontana.

Corso Michelangelo Buonarroti nel rione vecchio

“LA FABBRICA DEI VELENI”

La torre dell’acqua e alcuni fabbricati già smantellati

La SLOI, acronimo di Società Lavorazioni Organiche Inorganiche, fu una fabbrica fondata dal ravennese Carlo Luigi Randaccio nel 1935, insediatasi a Trento nel 1939, che produceva piombo tetraetile. Soprannominata dai trentini “La fabbrica dei veleni”, la fabbrica si trovava a Trento nord, alle porte di Cristo Re, nel quartiere Campotrentino.

Fu l’unica azienda in Europa e una delle sole 2 aziende al mondo a produrre piombo tetraetile. Questa sostanza serviva come antidetonante nella benzina degli aerei impiegati in guerra, ma, come vedremo, lo stabilimento fu fin da subito un fallimento.

Il palazzo centrale e la torre dell’acqua, ad oggi non ancora smantellati

Già nei primi anni destavano sospetto le nubi nere che si alzavano dallo stabilimento e vi erano già i primi episodi di intossicazione tra i dipendenti. In 10 anni vi furono 1.108 infortuni e, tra questi: 325 casi di intossicazione acuta, 66 con una durata superiore ai 40 giorni, 38 che portarono ad un’invalidità permanente e 4 si conclusero con la morte.

Le norme di sicurezza erano infatti pressochè inesistenti, come la tutela dell’ambiente, con i reflui di scarto che venivano direttamente liberati nel Lavisotto e nelle altre rogge demaniali.

In tutto il periodo di attività si susseguirono proteste, scioperi, denunce, che portarono nel 1978 all’arresto del proprietario Carlo Luigi Randaccio. Proprio in quell’anno accadde il disastro della SLOI.

Come si presentava la SLOI nel 1978

Il 14 luglio 1978 alle 21.50 si abbattè un forte temporale estivo sulla città di Trento; l’acqua entrò in contatto con dei barili di sodio mal conservati provocando una reazione che li fece scoppiare, generando un grande incendio che si alimentò ancora di più con il temporale. Furono ore terribili per chi conosceva l’entita del danno che poteva provocare quell’incendio. Se l’incendio fosse arrivato ai depositi del piombo, un’enorme nube tossica avrebbe avvolto tutta la città arrivando fino a Rovereto, causando la morte di migliaia di persone.

Ciò non avenne grazie all’esperienza dell’ allora comandande dei Vigili del Fuoco di Trento, Nicola Salvati, che fece portare sul sito dell’incendio 540 quintali di cemento provenienti dal vicino impianto Italcementi, che soffocarono le fiamme, spegnendo l’incendio.

Quella stessa notte fu chiusa definitivamente la fabbrica e questo fenomeno coadiuvò la chiusura di un’altra fabbrica molto nota ai trentini per le sue dense colonne di fumo, soprannominata “La Ferriera” nel quartiere Magnete (zona Top Center). Cominciò così la lenta riconversione dell’asse di via Brennero da forte industrializzato al commerciale di oggi.

Via Brennero negli anni ‘80, con i fumi della Ferriera (Officine Elettrochimiche trentine)
Via Brennero oggi

LA BONIFICA DEI TERRENI

La bonifica dei terreni di Trento Nord è ancora un argomento toccante. Per quanto si sia fatto negli ultimi anni, infatti, rimangono ancora ampie superfici incolte o degradate di ex fabbriche, tutte chiuse negli anni ‘90.

Una buona notizia arriva dal gruppo Poli, che dal 2020 ha iniziato i lavori per la costruzione di un nuovo quartiere moderno nell’area ex Opel, messa all’asta dal comune di Trento nel 2018: la cittadella Poli.

Il nuovo complesso che si estenderà su una superficie di 14.500 mq (circa 1,5 ettari)

Ricordiamo inoltre l’apertura a fine 2018 della nuova area ex Frizzera con due parcheggi di attestamento, un ipermercato e uffici.

Area ex Frizzera ieri e oggi

È inoltre in progettazione la nuova area ex Atesina (ex deposito Trentino Trasporti spostato a Roncafort), nella quale si punta ad un quartiere a basso impatto ambientale, ad alta efficienza energetica e 6.000 mq di verde su una superficie totale di 17.000 mq.

Area ex Atesina oggi e domani

Ci sono poi due progetti che riqualificano l’ingresso nord della città: il primo, ultimato nel 2015, è il grande parco di Melta. C’è poi un progetto per l’area ex Tecnoplastica, alle porte della zona commerciale, per una superficie di ben 2 ettari di terreno dove si prevede un’altra grande struttura moderna con un hotel, appartamenti, uffici, 2 superfici commerciali di 5.000 mq l’una e tanto verde.

Area ex Tecnoplasica dopo l’investimento di 40 milioni di euro

Per l’area ex SLOI, a cui va ad aggiungersi nel progetto di riqualificazione anche l’area ex Carbochimica, a fianco della SLOI, la questione è però più complicata.

Oltre ai costi elevati (si parla di almeno 60 milioni di euro solo per la bonifica completa dei terreni), si va ad aggiungere la difficoltà dell’intervento. Si stima che siano presenti nel terreno 180 tonnellate di piombo, ma che in questo stato il piombo non è dannoso, lo diventerebbe con la bonifica in quanto sono dannosi le particelle volatili. È in pratica una bonifica tutta nuova, che nessuno ha mai fatto nel mondo.

Qualcosa è già stato fatto, come la demolizione della maggior parte dei fabbricati nel 2015, ma per la bonifica bisognerà aspettare ancora molto. Fortunatamente la SLOI è tra i 41 siti inquinati ad interesse nazionale e questo aiuta ad accellerare i tempi, essendo già stati stanziati 610 milioni di euro come fondo a livello nazionale.


GALLERIA FOTO

2 replies on “Cristo Re e il disastro della SLOI”

Conosco esattamente il livello d’ inquinamento Sloi..I sondaggi…i carotaggi a gas…riportavano in superfice il danno…Eravamo in tre..;
un addetto alla catagolazione dei carotaggi comunale…un manovratore del perforatore..ed un addetto al perforatore..L’azienda incaricata era l’ imprefond di Trieste..Il piombo ha un odore d’aglio intenso e la terra come creta grigiastra..Il piombo era penetrato fino oltre i 15 metri di profondita’…e..per due mesi…perforammo l’ area per averne una mappa…o..un’idea piu’ chiara del disastro…( credo…era il 2001..)

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